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Come combattere la stanchezza mentale? Il metodo semplice usato dagli esperti di wellness

Marta Pirozzidi Marta Pirozzi· 21/08/2026 16:14
Come combattere la stanchezza mentale? Il metodo semplice usato dagli esperti di wellness

Se c’è una cosa che ho imparato tra fiere di moda indipendente, backstage stretti e treni all’alba, è che la stanchezza mentale arriva in silenzio e ti svuota la testa proprio quando serve lucidità. Dopo anni a correre tra Londra e l’Italia, tra sfilate streetwear e festival urban dove musica e stile si mischiano, mi sono costruita una routine semplice, la stessa che ho visto usare da coach di wellness e producer durante le settimane della moda. Qui la condivido in versione pratica: pochi minuti, zero attrezzi, risultati misurabili già oggi.

Stanchezza mentale: come riconoscerla prima che ti fermi

La senti quando le idee si incastrano, le frasi non girano e il cursore lampeggia senza pietà. Il cervello è saturo, ma non è solo stanchezza fisica: è l’accumulo di micro-decisioni, notifiche, luci forti e rumore. A me capita di più alle 16, quando l’adrenalina della mattina scende e la mente chiede una pausa vera, non uno scroll casuale. Segnali tipici: tempi di risposta più lenti, irritabilità, fame nervosa, e quella sensazione di testa “ovattata”. Se li intercetti presto, puoi invertire la rotta in pochi minuti.

Mi è capitato di recente a Firenze, nel pieno di Pitti Uomo: tre interviste, una presentazione capsule e un treno serale. Avevo la testa spenta. Ho messo in pausa dieci minuti netti, seguito il mio protocollo e, alla ripresa, ho registrato l’audio dell’ultima intervista senza inciampare nelle parole. Non magia: metodo.

Il metodo semplice dei coach: 3×R in 15 minuti

Lo chiamo 3×R: Respiro, Reset, Ritmo. È una piccola routine che i coach di wellness usano per riportare in assetto la mente quando l’attenzione cede. Funziona perché tocca tre leve fisiologiche: respirazione, scarico cognitivo e sincronizzazione con il tuo Ritmo circadiano.

  • Respiro (1-2 minuti): fai box breathing 4-4-4-4. Inspira dal naso per 4 secondi, trattieni 4, espira 4, trattieni 4. Ripeti per 6-8 cicli. Rallenta il battito, disinnesca l’allerta e libera banda mentale.
  • Reset (4 minuti): svuota la testa su carta. Scrivi tutto ciò che ti rimpalla in mente, in elenco, senza giudizio. Poi cerchia le 1-2 priorità vere dell’ora successiva. Se lavori al pc, applica anche la regola 20-20-20: ogni 20 minuti, guarda un punto a 20 piedi (6 metri) per 20 secondi. Gli occhi ringraziano, il focus riparte.
  • Ritmo (9-10 minuti): esci alla luce naturale e cammina a passo medio, senza musica. Se non puoi uscire, apri la finestra e guarda lontano mentre fai stretching di spalle e anche. La luce diurna riallinea l’energia e riduce la nebbia mentale. Al rientro, imposta un ciclo di lavoro 45-10: 45 minuti concentrata su una sola cosa, 10 di pausa leggera.

Totale: 15 minuti. Da ripetere 2 volte al giorno nei momenti critici (metà mattina e metà pomeriggio). È breve apposta: quando corri tra showroom e redazione, la costanza batte la perfezione.

Perché funziona? Il respiro attiva il freno a mano del sistema nervoso, il reset toglie rumore alla memoria di lavoro, la luce diurna aggiusta l’orologio interno e smorza la sensazione di jet lag mentale. È un’operazione di pulizia, non un trucco motivazionale.

Come applicarlo oggi stesso (ufficio, casa, on the go)

In ufficio: blocca sul calendario due finestre da 15 minuti. Porta una penna, un taccuino sottile e un timer (anche il telefono in modalità aereo va bene). Se puoi, fai il blocco Ritmo sulle scale o nel cortile: dieci minuti bastano.

A casa in smart working: prepara il “kit reset” sul tavolo: acqua, taccuino, un foulard per coprire lo schermo durante il respiro e limitare gli stimoli visivi. Apri la finestra per avere luce e aria. Se piove, usa una lampada da scrivania neutra e affaccia lo sguardo fuori per due minuti.

In movimento tra una presentazione e l’altra: uso spesso l’atrio della stazione o il marciapiede esterno della location. Auricolari in tasca ma non in uso: i 10 minuti di cammino senza audio sono parte del reset. È il mio trucco anti-fatica quando passo da un dj set pomeridiano a una preview serale.

Piccolo upgrade utile: metti su carta anche la “prima mossa” del blocco successivo. Per esempio: aprire la cartella foto, scegliere 8 scatti, scrivere tre bullet dell’intro. Quando rientri al lavoro, parti da lì senza perdere tempo in riscaldamento.

Il caso sul campo: dal calo di energia al focus in passerella

Durante un festival urban a Torino, dove seguivo brand emergenti che mescolano tecnica e artigianalità, ho sentito la testa poggiarsi come su cuscini invisibili. Erano le 15:30, luce piatta, tre storie Instagram da chiudere. Mi sono ritagliata un angolo all’aperto, ho fatto 8 cicli di box breathing, poi ho buttato giù su carta le tre priorità: selezionare il look del giorno, appuntare le citazioni chiave del designer, prenotare l’intervista di domani. Dieci minuti di camminata lungo il perimetro dell’area, occhi lontani dalla folla. Sono rientrata e, in 45 minuti, ho chiuso tutto con una chiarezza che un caffè in più non mi avrebbe dato.

Errori tipici da evitare

  • Scambiare la pausa per scrolling: i social caricano stimoli e ti lasciano più scarica dopo. Meglio occhi su un punto lontano o camminata breve.
  • Multitasking sul reset: mentre scrivi le priorità, non aprire mail “al volo”. Il reset deve restare muto e lineare.
  • Troppa caffeina dopo le 16: migliora l’illusione di energia ma peggiora il sonno e il recupero del giorno dopo.
  • Luce blu a tarda sera: se lavori tardi, abbassa la luminosità e usa toni caldi. Preservi il sonno, che è il vero alleato del focus.
  • Saltare acqua e proteine a pranzo: il calo delle 16 spesso è glicemico. Un bicchiere d’acqua e uno snack con proteine aiutano più di un energy drink.

Quanto conta lo stile di vita (e perché la moda c’entra)

Vivendo la scena streetwear ho visto creativi brillanti bruciarsi per ritmi disordinati, e altri reggere tour e release mensili con piccoli rituali. Non serve stravolgere la tua agenda: basta proteggere due ancore al giorno. Il 3×R è compatibile con giornate piene e si sposa bene con altre abitudini smart: un’uscita alla luce entro le 11, un pasto semplice ma vero, una finestra serale senza schermi. Sembra poco, ma ordina il campo, come scegliere le silhouette giuste prima di costruire un look.

Quando fermarsi e chiedere aiuto

Se la stanchezza mentale resta intensa per settimane, se perdi interesse per ciò che ami o il sonno è sballato anche quando provi a rimetterlo in riga, parlane con un professionista. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ricordano che stress e affaticamento cognitivo sono affrontabili, ma vanno presi sul serio. Il 3×R è un supporto quotidiano, non una cura. Ascoltare il corpo è parte del metodo.

In sintesi: quando senti la mente affondare, non spingere di più. Svuota, respira, riallinea il ritmo. È la scorciatoia più onesta che conosca, testata tra riunioni, passerelle e treni del tardo pomeriggio. E domani, se ti serve di nuovo, ripetila: come una buona playlist, funziona perché rispetta il tempo giusto.

Marta Pirozzi
Marta Pirozzi

Dopo aver vissuto a Londra, Marta Pirozzi si è dedicata al racconto delle nuove tendenze streetwear italiane, frequentando fiere di moda indipendente e festival urban. Ama esplorare il legame tra moda, musica e lifestyle, coinvolgendo le sue lettrici in uno sguardo giovane e dinamico.